Quanti anni sono che l’Europa tenta di riunire sotto la stessa bandiera le tante diverse culture che la compongono? Tanti, forse troppi. Il sogno di diventare come l’America o l’India, comunque, mi sembra più che altro un’utopia, se ancora nel 2012 si leggono cose come questa. Se poi aggiungiamo la gente le piccole frange di estremisti che bruciano le bandiere italiane in Sicilia, ed i leghisti che si fanno il parlamento del nord, la frittata è fatta. (via Fulvia Leopardi).

A noi Schettino, a voi Auschwitz
In questi giorni, con l’avvio delle primarie nei vari Stati dell’Unione, si riscalda la campagna elettorale per le presidenziali americane del prossimo Novembre. Tra i grandi favoriti del momento c’è Mitt Romney, colui che perse la sfida interna al partito con McCain quattro anni fa. L’altro giorno ascoltavo uno dei tanti dibattiti tra i vari candidati (quello che in Italia cercarono di emulare tristemente ai tempi di Prodi contro Berlusconi al cospetto di Vespa), in cui la parola magica per tutti era il “taglio delle tasse” per le imprese. Romney ha raccontato una bella storiella, che quasi quasi ha convinto anche me
tagliamo le tasse ai ricchi, non ai poveri: Leggi il resto »
A volte mi chiedo se sia solo io a vedere un disegno molto più grande di quello quotidiano nella situazione di depressione economica mondiale che stiamo attraversando. Probabilmente le tesi complottistiche che leggo in rete influenzano un po’ il mio pensiero, ma l’idea che ai massimi livelli (quelli del Nuovo Ordine Mondiale e del triangolo di Dio sulle banconote americane da un dollaro) sia in atto uno scontro tra Occidente ed Oriente, e che non sia chiaro chi siano i buoni e chi i cattivi, mi affascina non poco.
Questa recessione, cominciata negli Stati Uniti a metà del 2007 come crisi del mercato immobiliare, è divenuta una malattia finanziaria di portata mondiale, che secondo alcuni ha reso manifeste le conseguenze della liberalizzazione e globalizzazione dei mercati. L’estensione pressoché immediata della crisi al resto del mondo trova spiegazione nella stretta interconnessione esistente tra i diversi mercati, nella liberalizzazione e flessibilità delle operazioni finanziarie e degli scambi commerciali. La Cina ha cominciato a stringere un guinzaglio intorno al nostro collo: da un lato vendendoci le merci a prezzi ridotti (grazie al costo della manodopera quasi nullo ed alla mancanza di protezioni per quei poveracci), facendo concorrenza sleale agli imprenditori occidentali; dall’altro prestandoci fiumi di soldi per poterci illudere di poter mantenere il nostro stile di vita agiato. il ruolo della cina nella crisi dell’economia: Leggi il resto »
E poi mi dicono che devo cercare di essere ottimista e pensare che in Italia non va tutto così male come vogliono far crederci i mezzi d’informazione ed i vari gufi della politica. Anche volendo foderarsi gli occhi con dell’ottimo prosciutto di Parma dolce, non si può fare a meno di sentire un brivido lungo la schiena leggendo l’intervista a Gigliola Staffilani, che in Italia avrebbe fatto al massimo la parrucchiera, e che invece gli Stati Uniti hanno accolto a braccia aperte dandole un lavoro importante e ben pagato.
(da Riviera Oggi) Un lavoro di parrucchiera a Martinsicuro il futuro che le era stato prospettato. Insegnante di matematica al Massachusetts Insitute of Technology (Usa) quello che è invece diventata. Segno che quando agli ostacoli e alle difficoltà che la vita inevitabilmente pone lungo il percorso si risponde con tenacia, grinta, impegno e determinazione, si può vincere la partita con il destino.
Accidenti come vola il tempo, sono già trascorsi quattro anni da quel 18 Dicembre 2007 quando, dopo aver sostenuto un colloquio con l’addetto del Consolato Americano di Napoli, mi fu assegnato il permesso di soggiorno per varcare i confini della Nazione a stelle e strisce non più come turista ma come residente in pianta stabile
Ricordo ancora come fosse ieri quei momenti e la topaia di albergo (il più vicino al consolato, chiuso nel frattempo) in cui pernottammo a Mergellina. Già, perché l’iter burocratico durava due giorni: uno per fare tutti gli accertamenti clinici, ed il secondo per firmare una pila di scartoffie e sostenere il colloquio. Erano più o meno le 3 di pomeriggio, la moglie al mio fianco, quando scendevo le scale con in mano un pacco sigillato da consegnare alla dogana ed il passaporto timbrato per il visto temporaneo. In quel momento si voltava pagina, finiva un’epoca e ne cominciava un’altra, piena di incertezze e sfide, ma proprio per questo più affascinante che mai. Ora quel passaporto italiano mi è anche scaduto, e non so neppure se lo rinnoverò, in attesa di avviare le pratiche per ottenere quello con l’aquila imperiale degli Stati Uniti d’America.