Durante il Super Bowl americano è tradizione che le grandi aziende facciano una edizione speciale dei loro spot pubblicitari, rendendoli quanto mai accattivanti, coinvolgenti e… belli. Una tradizione che si rinnova dal 1984, anno in cui la Apple lanciò il primo Macintosh, e che ha messo a dura prova i migliori pubblicitari sulla scena. Per il periodico appuntamento con l’inglese americano, ti propongo oggi lo spot Microsoft andato in onda durante l’edizione 2012 della finalissima di football. Non so a te, ma a me fa venire la pelle d’oca. Come di consueto, la trascrizione dell’audio è riportata di seguito, senza traduzione. Se hai dubbi, chiedi pure nei commenti, ma per favore astieniti dall’aizzare una guerra di religione anti-Gates
microsoft e la rivoluzione di kinect: Leggi il resto »
Quand’ero in Italia, portavo la mia fida Yaris a fare il tagliando una volta all’anno, verso la fine di Novembre. Un po’ perché così prescriveva la garanzia, un po’ per scongiurare il pericolo di rimanere in panne in qualche sperduta località dello Stivale, in piena notte e senza copertura cellulare. In fondo lo diceva anche la pubblicità una volta: prevenire è meglio che curare. Arrivato qui in America, ho continuato questa tradizione con la macchina della moglie: un coupè con 12 anni e centomila chilometri sulle spalle, che a detta del meccanico potrebbe durare altrettanto, per come la teniamo. Così un paio di settimane fa ho preso un appuntamento per un tune up, e mentre aspettavo che cambiassero olio e filtri, mi è venuto in mente l’argomento per la lezione d’inglese di oggi. dare un tono alla propria automobile: Leggi il resto »
Non di rado mi capita di ricevere richieste d’aiuto da persone che vorrebbero emigrare all’estero, lasciandosi alle spalle un’Italia che non sentono più casa propria. In parte questo è anche dovuto ad una serie di articoli che ho pubblicato in passato, dove approfondivo le varie incombenze burocratiche necessarie ad ottenere il tanto agognato permesso di soggiorno in maniera pulita e veloce. Peccato che poi buona parte di queste persone ammette di avere una conoscenza molto basilare della lingua inglese. Certo non il modo migliore per cominciare una nuova avventura, direi: di lavapiatti o gente che taglia l’erba nei suburbs, qui in America, ce n’è fin troppa, spesso di origine sudamericana, arrivata in questo Paese per vie più o meno legali. Se vuoi distinguerti dalla massa, saper interloquire con la gente del posto è quanto meno indispensabile. impara l’inglese se vuoi venire in america: Leggi il resto »
No, non c’è nessun refuso nel titolo qui sopra. Sarebbe la traduzione letterale di dear, go walk the dog. Questa cosa dei verbi che prendono il complemento diretto in Inglese ma non in Italiano, può trarre spesso in inganno, anche perché la regola si applica a seconda del contesto. Se vado a fare due passi con un amico, cammino insieme a lui, non lo sto portando al guinzaglio, quindi dirò I’m taking a walk with a friend of mine, non certo I’m walking my friend. Con l’acqua le cose possono complicarsi ancora di più: se annaffio le piante, I’m watering my plants, ma se l’acqua è per il cane di prima, I’m giving the dog some water. La pratica è l’unica vera amica, in questo caso, che consente di capire quale forma è giusto applicare. Molti sostantivi, in inglese, svolgono anche la funzione di verbo (l’azione di usare quell’oggetto), e Google suppongo ne sia il caso più eclatante: to google something è oramai parte del vocabolario quotidiano americano.
L’altra mattina leggevo una pubblicità in metropolitana, in cui un giovane dottore indossa un camice bianchissimo dicendo The weight is over! No, nessun refuso: il messaggio reclamizza una delle tantissime cliniche che aiutano i Newyorkesi a perdere peso, e gioca sul fatto che le parole wait e weight si pronunciano in maniera molto simile. Ecco com’è maturata l’idea per l’incursione di oggi nella lingua a stelle e strisce. In realtà è stata piuttosto la spinta decisiva, visto che questo tema era mi era già venuto in mente quando, quest’estate, avevo letto sulla fiancata del furgoncino dei gelati che passa per le vie dei sobborghi del New Jersey la frase I scream for ice cream
le parole simili americane, che confusione: Leggi il resto »